Per la rubrica di questo mese dedicata alla "foto raccontata", ho deciso di fare un salto all'indietro nel tempo. Dobbiamo tornare al settembre del 2000, in un viaggio che mi portò tra i colori e i sorrisi dello Sri Lanka. Un ricordo impresso sui sali d'argento
A volte la memoria dei luoghi sfuma, ma quella delle sensazioni resta intatta. Non ricordo con precisione il punto esatto in cui mi trovavo a fotografare, né l’istante preciso in cui ho premuto il pulsante di scatto, ma la genesi di questa immagine è scritta nella sua stessa grana: si tratta di una scansione da diapositiva.
In quegli anni, fotografare significava accettare il rischio dell’attesa. Non c’era un display su cui controllare l’esposizione; c’era solo la fiducia nel proprio occhio e nella pellicola. Rivedere questo scatto oggi, digitalizzato, è come ritrovare un piccolo tesoro conservato in una capsula del tempo.
Dal punto di vista tecnico, lo scatto è stato realizzato con un Sigma 24-70mm. Sebbene l'assenza di dati EXIF non permetta certezze matematiche, la profondità di campo suggerisce un'apertura generosa, probabilmente tra f/2.8 e f/4.
Questa scelta ha permesso di creare una gerarchia visiva immediata. In primo piano la bambina è nitida, quasi tridimensionale. Ogni linea del suo volto racconta la concentrazione di chi sta cercando di interpretare il mondo. Nel secondo piano, quella che presumibilmente è la madre, rimane sullo sfondo. È una figura sfocata, ma presente "al punto giusto". Non distrae, ma rassicura, è l'ancora emotiva che completa la narrazione senza rubare la scena alla protagonista.
Ciò che rende questa foto speciale, almeno per me, è la sua natura di scatto "rubato". Non c'è posa, non c'è finzione. La piccola protagonista è immersa in un attimo di profonda riflessione, i suoi occhi interrogano qualcosa che scorre davanti a lei, ignara di essere diventata parte di un ricordo eterno.
A distanza di 26 anni, trovo che questa immagine non abbia perso nulla della sua forza. Anzi, il tempo le ha conferito una patina di nostalgia che solo l'analogico sa regalare. È la testimonianza di come la fotografia non sia solo "scrivere con la luce", ma soprattutto catturare l'invisibile: un pensiero che prende forma sul volto di un bambino.

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