Goja del Pis - Almese

Ho già parlato in alcuni articoli precedenti dell’importanza dell’archivio. I file RAW che oggi lasciamo sull’hard disk del computer potrebbero essere rivalutati domani, suscitando nuovo interesse. Questo, ovviamente, non vale per ogni fotografia scattata, ma tra le tante ce ne sono sicuramente alcune che meritano di essere riconsiderate.

Non è solo una questione di gusto, ma anche di tecnica. Oggi, a differenza di qualche anno fa, gli strumenti a nostra disposizione per lo sviluppo dei file RAW sono decisamente più performanti. Questo non significa che fotografie sbagliate possano rinascere a nuova vita, ma piccoli errori di esposizione o i limiti qualitativi delle macchine di qualche anno fa possono, in parte, essere compensati.

Tutta questa lunga introduzione per presentarvi uno scatto del 2016, rimasto nel Mac, abbandonato al suo destino, e che oggi si è fatto nuovamente notare. Si tratta di una fotografia di paesaggio realizzata alla Goja del Pis, ad Almese (TO), un luogo molto suggestivo che avevo visitato appunto dieci anni fa, con la mia D300s, il cavalletto e alcuni filtri ND (di pessima fattura!!!).

Lo scatto, sviluppato in bianco e nero, risulta ai miei occhi interessante: la roccia in primo piano accompagna lo sguardo in profondità verso gli alberi sullo sfondo, attraversando una scala di grigi ben articolata, con l’immancabile vignettatura ai bordi. La conversione in bianco e nero, eseguita con Camera Raw, ha cercato di mettere in risalto le aree chiare e quelle scure della fotografia, creando contrasti locali che hanno portato a una scala di grigi piacevole, adatta a una fotografia di paesaggio come quella che vi propongo questo mese.

 


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Goja del Pis
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